iocomunico

Le mie foto
Nome: Hermes
Località: Italy

Alto 1, 85 cm, circa, attualmente sovrappeso, castano, occhi marroni misti a verde, tendenzialmente simpatico.

lunedì, novembre 16, 2009

Facebook

Facebook è il più fortunato social network del momento.

Per capire meglio cosa sia un social network, possiamo pensare ad una viuzza di un quartiere, come quelle di Napoli o di Genova, dove le case degli uni affacciano su quelle degli altri, tanto da permettere ai rispettivi abitanti di affacciarsi nelle stanze più esposte di ognuno.

In termini più tecnici, esso è un grosso contenitore di informazioni che permette ai suoi utenti di interagire con le stesse rielaborandole e dando vita ad iniziative, giochi e applicazioni varie, che vanno da pagine vetrina a gruppi a videogames veri e propri.

La peculiarità di questo sistema è permettere alle persone di gestire in lungo e in largo il proprio profilo, dando l'illusione di un'enorme libertà d'uso e di un serio filtro che tuteli, nonostante tutto, la propria privacy.

Oggi, Facebook è uno strumento complesso che permette ad alcuni di fare affari, ad altri di divertirsi, ad altri ancora di avere un nuovo, potente strumento d'indagine.

venerdì, ottobre 09, 2009

Canale comune, contenuto diverso

Ve lo ricordate questo spot?



Un ottimo esempio di quando la comunicazione fallisce... e di come questi "bug" possano essere usati a proprio piacimento dal manipolatore "comuniCattivo"

venerdì, maggio 22, 2009

Comunicazioni notturne

Una tavola nera dipinta di lumini che mi fanno l'occhiolino

mercoledì, gennaio 28, 2009

Comunicazioni fotografiche


La potenza del bianco nero è indubbia... la stessa immagine a colori non rende il "racconto" che invece questa comunica prepotentemente. Definirei la scala di grigi (e non mi vengano a dire i puristi che bianco e nero e scala di grigi sono due cose diverse... ;) più descrittiva del colore. Una semplice foto è diventato un quadretto poetico, un racconto di prosa e, paradossalmente, un tocco di colore in un mondo bigio.

mercoledì, dicembre 03, 2008

Perché internet non basta "pe' capirse"


Mass media "caldi" e mass media "freddi"

McLuhan classifica come "freddi" i media che hanno una bassa definizione e che quindi richiedono un’alta partecipazione dell'utente, in modo che egli possa "riempire" e "completare" le informazioni non trasmesse; i media "caldi" sono invece quelli caratterizzati da un'alta definizione e da una scarsa partecipazione. McLuhan nei suoi scritti parrebbe cadere in contraddizione nel definire "caldo" o "freddo" un particolare Medium, nel caso della scrittura per esempio questa viene dapprima definita fredda poi "calda ed esplosiva".

http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan

Un medium freddo è in fin de' conti un mezzo povero di comunicazione. Nelle comunicazioni telematiche, per esempio, mancano messaggi di tipo mimico e prossemico, legate alla gestualità, così come altre "informazioni" relative al tono della voce, agli accenti e a tutto quel meta linguaggio della comunicazione faccia a faccia che già si perdeva, in buona parte, nella telefonata.

Cambiano un po' le carte in tavola le videtelefonate, tanto in voga grazie a skype, ma gli scambi comunicativi restano incompleti, considerando la scarsa qualità delle immagini e del suono, oltre alla distanza fisica e psicologica che sottolinaneo la mancanza della compresenza dell'azione.

venerdì, novembre 28, 2008

Dinamiche di comunicazione


Ma quanto è difficile rompere il ghiaccio...

Perché oggigiorno nella società del "villaggio globale" è così difficile avere a che fare col prossimo, in generale, e , in particolare, nei primi contatti?

Pensiamo a quante situazioni utili abbiamo per approcciarci agli altri. Situazioni che oggi i più definirebbero "imbarazzanti"

In treno, seduti gli uni affianco agli altri; in ascensore; ad una festa; al lavoro ...

Insomma molteplici sono gli incontri più o meno casuali che possiamo fare durante una giornata, ma con quante persone scambiamo qualche parola in più di un formale saluto?

Dire quel "qualcosa di più" costa fatica. Ma perché così tanta se da bambini ci bastava un "posso giocare con voi?" per entrare a far parte di un gruppetto di sconosciuti individuati subito come "nuovi amici"?

Perché siamo grandi, istituzionalizzati, calcolatori, spaventati.

Perché parlare all'altro è invadere la sua privacy, entrare nella sua sfera d'azione, rompere il guscio formale che lo avvolge e lo rende viaggiatore solitario nella semiosfera.

Che fare, dunque?

mercoledì, ottobre 29, 2008

Punti di vista


Una donna bianca, di circa 50 anni, prende posto in classe economica, di fianco ad un uomo nero, su un aereo di linea. Visibilmente turbata, chiama la hostess.

"Che problema ha signora?" chiede l'hostess."Ma non lo vede?" risponde la signora "mi avete messo a fianco di un uomo nero! Non sopporto di rimanere qui. Assegnatemi un altro posto"."Per favore, si calmi", dice l'hostess, "Perché tutti i posti sono occupati. Vado a vedere se ce n'è uno disponibile".

L'hostess si allontana e ritorna qualche minuto più tardi."Signora, come pensavo, non c'è nessun altro posto libero in classe economica, anche il comandante mi ha confermato questa mancanza di posto, neanche in classe executive. Ci è rimasto libero soltanto un posto in prima classe."Prima che la donna avesse modo di commentare la cosa, l'hostess continua:"Vede, e' insolito per la nostra compagnia permettere a una persona con biglietto di classe economica di sedersi in prima classe. Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi a fianco di una persona sgradevole".

E, rivolgendosi all’uomo nero, l'hostess prosegue:"Quindi, signore, se lo desidera, prenda il suo bagaglio a mano che un posto in prima classe la attende..."E tutti i passeggeri vicini che, allibiti, avevano assistito alla scenata della signora, si misero ad applaudire.

Contatore Sito
Bpath Contatore