
iocomunico
Informazioni personali
Alto 1, 85 cm, circa, attualmente sovrappeso, castano, occhi marroni misti a verde, tendenzialmente simpatico.
lunedì, novembre 16, 2009

venerdì, ottobre 09, 2009
Canale comune, contenuto diverso
Un ottimo esempio di quando la comunicazione fallisce... e di come questi "bug" possano essere usati a proprio piacimento dal manipolatore "comuniCattivo"
venerdì, maggio 22, 2009
mercoledì, gennaio 28, 2009
Comunicazioni fotografiche
La potenza del bianco nero è indubbia... la stessa immagine a colori non rende il "racconto" che invece questa comunica prepotentemente. Definirei la scala di grigi (e non mi vengano a dire i puristi che bianco e nero e scala di grigi sono due cose diverse... ;) più descrittiva del colore. Una semplice foto è diventato un quadretto poetico, un racconto di prosa e, paradossalmente, un tocco di colore in un mondo bigio.
mercoledì, dicembre 03, 2008
Perché internet non basta "pe' capirse"

Mass media "caldi" e mass media "freddi"
McLuhan classifica come "freddi" i media che hanno una bassa definizione e che quindi richiedono un’alta partecipazione dell'utente, in modo che egli possa "riempire" e "completare" le informazioni non trasmesse; i media "caldi" sono invece quelli caratterizzati da un'alta definizione e da una scarsa partecipazione. McLuhan nei suoi scritti parrebbe cadere in contraddizione nel definire "caldo" o "freddo" un particolare Medium, nel caso della scrittura per esempio questa viene dapprima definita fredda poi "calda ed esplosiva".
Cambiano un po' le carte in tavola le videtelefonate, tanto in voga grazie a skype, ma gli scambi comunicativi restano incompleti, considerando la scarsa qualità delle immagini e del suono, oltre alla distanza fisica e psicologica che sottolinaneo la mancanza della compresenza dell'azione.
venerdì, novembre 28, 2008
Dinamiche di comunicazione

Perché oggigiorno nella società del "villaggio globale" è così difficile avere a che fare col prossimo, in generale, e , in particolare, nei primi contatti?
Pensiamo a quante situazioni utili abbiamo per approcciarci agli altri. Situazioni che oggi i più definirebbero "imbarazzanti"
In treno, seduti gli uni affianco agli altri; in ascensore; ad una festa; al lavoro ...
Insomma molteplici sono gli incontri più o meno casuali che possiamo fare durante una giornata, ma con quante persone scambiamo qualche parola in più di un formale saluto?
Dire quel "qualcosa di più" costa fatica. Ma perché così tanta se da bambini ci bastava un "posso giocare con voi?" per entrare a far parte di un gruppetto di sconosciuti individuati subito come "nuovi amici"?
Perché siamo grandi, istituzionalizzati, calcolatori, spaventati.
Perché parlare all'altro è invadere la sua privacy, entrare nella sua sfera d'azione, rompere il guscio formale che lo avvolge e lo rende viaggiatore solitario nella semiosfera.
Che fare, dunque?
mercoledì, ottobre 29, 2008
Punti di vista




